PARCHI ARCHEOLOGICI

Palermo è una città interessante e ricca anche dal punto di vista archeologico. Il “passaggio” delle diverse popolazioni è ancora evidente grazie alle numerose testimonianze archeologiche. Rimangono ancora molti “pezzi di storia” di cui è stata protagonista questa terra.
Le grotte dell’Addaura si trovano nel Golfo di Mondello. I graffiti che si trovano al loro interno risalgono a 14.000 anni fa sono una straordinaria testimonianza di arte parietale del Paleolitico superiore, attribuibili ad alcune tribù di cacciatori. I graffiti rappresentano sia figure umane che di animali. Alcuni rappresentano scene di vita. In uno di questi è rappresentata una iniziazione rituale o sacrificale, o forse, un’esecuzione ginnica. Un’altra scena rappresentata è quella di un daino ed un cacciatore dai lunghi capelli con una strana maschera sul volto ed una lunga asta.
Hymera si trova a 45 km da Palermo. Qui è possibile visitare i resti delle abitazioni del V secolo e ciò che rimane di tre templi predorici. La città fu fondata nel 648 a.C. da parte di coloni greci, che presero possesso di una vasta area presso la foce dell’attuale fiume Imera Settentrionale o Fiume Grande.
Nel 480 a.C. in una terribile battaglia insieme agli eserciti Siracusani ad Agrigentini Hymera sconfisse le truppe Cartaginesi, ma nel 409 a.C. Annibale al comando di Cartagine riuscì a vendicare quella sconfitta e distrusse la città. In questo periodo si succedettero una lunga serie di trasformazioni sociali e strutturali le cui tracce, anche dopo la distruzione della città, restano ancora manifesti nei luoghi.
Esempio di ciò un tempio di grandi dimensioni detto “della Vittoria” costruito, probabilmente, in occasione della vittoria su Cartagine.
Cipirello-Monte Jato è un importante sito archeologico (a circa 30 km a Sud Ovest di Palermo). I vari reperti rinvenuti documentano la storia di questo insediamento urbano le cui origini risalgono al primo millennio a.C.. Dal VI secolo a.C. il villaggio indigeno fu ellenizzato ed occupato fino al 1246 d.C. anno della sua distruzione e dell’esilio dei suoi abitanti ad opera di Federico II di Svevia. Tra i reperti è necessario citare i resti di ceramiche, un antico tempio Greco (550 a.C.), il teatro (IV secolo a.C.), l’Agorà nella cui area si sono individuati, al di sotto di strutture più recenti, i resti di alcuni edifici sacri e domestici fatti risalire all’età tardo arcaica e a quella classica. Tra le abitazioni, i resti della “Casa del Peristilio”, un edificio a due piani formato da numerose stanze e cortili.
Soluto, fondata dai Fenici come Palermo e Mozia, occupa una straordinaria posizione e gode di un ottimo panorama. Ancora oggi è possibile visitare buona parte dell’antica città della quale si può facilmente riconoscere la struttura. Le case erano a pianta quadrangolare con pavimenti decorati da preziosi mosaici. La pianta della città segue i dettami classici stabiliti da Ippodamo da Mileto.
Da ricordare il Ginnasio, con le colonne doriche e il peristilio ellenistico – romano, la Casa di Leda, così chiamata poiché in una delle pareti è raffigurato proprio il mito di Leda con un cigno ed i resti del teatro.
Le rovine di Soluto si trovano a strapiombo sul Mar Tirreno. Sono poche le tracce fenice a noi rimaste, la maggior parte evidenzia la sacralità del luogo: due grandi statue che raffigurano gli dei Baal e Tanit, erano sistemate all’interno di due grandi vani rettangolari di un edificio sacro. Del periodo romano sono, invece, rimaste tracce di vita religiosa come, per esempio, l’altare all’aperto nell’agorà (piazza principale). Il percorso alla scoperta di Soluto dovrebbe cominciare dall’antiquarium, dove è possibile trovare materiale archeologico, e proseguire verso la lunga arteria lastricata che separa in due l’area archeologica dove si trovano i resti delle abitazioni private. Una buona parte del patrimonio archeologico di Soluto è oggi conservato nel Museo Regionale di Paleremo.