LA STORIA
Sulla
fondazione di Zancle (Messina) siamo informati dal grande storico
greco Tucidide che così si esprime: “ Zancle inizialmente fu fondata
da predoni giunti da Cuma, città calcidiese nel territorio degli
Opici; ma in seguito al sopragiungere in un gran numero di gente da
Calcide e del resto dell’Eubea, divisero la terra con loro. Ne
furono fondatori Periere e Cratemene, l’uno di Cuma, l’altro da
Calcide. Zancle dapprima era stata così chiamata dai siculi, poiché
il luogo ha l’aspetto di una falce (i Siculi chiamano la falce “zanclon”);
poi gli abitanti furono scacciati dai Sami e da altri Sami e da
altri Ioni, che fuggendo i Medi, approdarono in Sicilia. Anassilo,
tiranno di Reggio, scacciati poco dopo i Sami e colonizzando la
città con uomini di provenienza diversa, dette alla città il nome di
Messene da quello della sua antica patria”. Secondo Stradone, nel
suo trattato di geografia italica: “Messene fu fondata dai Messeni
del Peloponneso che diedero ad essa il loro nome. Prima si chiamava
Zancle per la sinuosità della costa in quella zona (“Zanclio” era
infatti il termine usato per indicare qualcosa di ricurvo); essa era
stata infatti fondata già prima da quelli di Naxos che abitavano
presso Catania; in seguito vi si stabilirono i mamertini, un popolo
della Campania”. I Romani la usarono come base di operazione nella
guerra che combatterono in Sicilia contro i Cartaginesi e, in
seguito, Sesto Pompeo riunì qui la flotta durante la guerra contro
Cesare Augusto e da qui fuggì quando venne cacciato dall’Isola.
Cicerone, visitando Messina per istruire il processo contro Verre
per le spoliazioni perpetrate da costui in varie città siciliane,
ebbe a definirla “Civitas Maxima e locuplentissima”. Alleata di
Siracusa contro Cartagine, venne distrutta dai Punici nel 396 a.C. e
riedificata successivamente da Dionisio di Siracusa. All’inizio
della prima guerra punica fu base Romana per le operazioni militari.
Ha così inizio il periodo di maggior prosperità, legato alla sua
posizione strategica di nodo viario che collegava la Sicilia alle
coste tirreniche e ioniche con le strade consolari Valeria. Augusto
ebbe il privilegio di essere riconosciuta quale “oppidum civium
romanorum” amministrata secondo propri statuti. Con la dissoluzione
dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C., le invasioni barbariche
dei Vandali e dei goti aprono un periodo decadenza interrotto dalla
dominazione bizantina. Viene riattivato il porto, ristabilendo così
la sua originaria importanza di scalo marittimo per i traffici
commerciali fra il Tirreno e lo Ionio verso l’Oriente. Oppone una
forte resistenza all’invasione musulmana della Sicilia per la
robustezza delle sue mura, capitolando nell’843, ma dando vita a
Rometta (dove si era trasferita parte della popolazione) ad una
forte resistenza alle orde arabe durata per oltre un secolo.
Sollecitati dalla stessa popolazione ad intervenire in Sicilia
contro i Mussulmani i Normanni occupano Messina nel 1061. Inizia un
florido periodo di rinascita economica ed urbana con l’erezione del
Palazzo Reale, del Duomo, dell’arsenale e la riorganizzazione del
perimetro urbano cittadino, attirando con fervore di opere gente
proveniente da Amalfi, Pisa, Genova da Firenze e gruppi etnici Greci
ed Armeni, presenze che ribadiscono il felice momento che messina
stava vivendo con le dinastie normanne e sveve. La città venne
arricchita di splendidi monumenti: S. Maria della Valle e
l’Annunziata dei Catalani (periodo svevo di Federico II); il cenobio
di S. Salvatore, edificato dal conte Ruggero nel decennio 1122-32
sulla falce di terra nei pressi del forte S. Anna; agli inizi del
sec. XIII la chiesa di S. Maria degli Alemanni, unico esempio in
Sicilia di architettura gotica, eretta dall’Ordine dei Cavalieri
Teutonici, restaurata nel dopoguerra dalle autorità comunali, dopo
un secolare abbandono. Estintasi la dinastia normanno – sveva, gli
succede la “mala signoria angioina” di dantesca memoria. Dalla
scintilla rivoluzionaria innescata a Palermo contro le truppe di
Carlo d’Angiò e la conseguente guerra dei “Vespri”, Messina ebbe a
trarne indicibili sofferenze. La sua condizione di città fortificata
costrinse l’Angioino a porvi assedio. Il popolo messinese offrì una
strenua resistenza alle truppe francesi con a capo Alaimo; qui
emergono le figure di due eroiche giovani, Dina e Clarensa, oggi
celebrate con due statue nel campanile del Duomo nell’atto di
suonare le campane della riscossa cittadina. Nel 1535 Messina
accolse come un trionfatore il figlio di Giovanni la Pazza, lo
spagnolo Carlo V imperatore e re di Sicilia.
Continua quindi la dominazione straniera in Sicilia in perenne
contrasto con gli interessi della popolazione spesso angariata e
gravata da iniqui balzelli. Messina si ribella nel 1674, assediata
dagli spagnoli e oggetto di una feroce repressione che provoca
enormi distruzioni e lo spopolamento della città. Sono secoli bui
per la nobile città dello Stretto, alle sfrontate imposizioni
straniere si aggiungono le calamità naturali. Nel 1743 un’epidemia
di peste provoca la morte di oltre quarantamila cittadini a cui si
aggiungono le terribili conseguenze catastrofiche provocate dal
terremoto del 1783. Oppressa ancora da una nuova dominazione
straniera, quella borbonica, Messina vive in un continuo stato di
ribellione e sommosse fino al 28 luglio 1860, quando viene liberata
dal giogo straniero dalle truppe di Garibaldi ed entra a far parte
integrante del Regno d’Italia. Un’altra calamità naturale, forse
quella più distruttiva, le viene dal terremoto del 1908 che è causa
di morte per 60.000 cittadini. La tenacia della sua popolazione la
fa risorgere ancora una volta con avanzati progetti architettonici
antisismici. |