ARTE
Messina
sarebbe potuta essere ricchissima sotto il punto di vista
architettonico, se non avesse dovuto subire nel 1908 gli esiti
devastanti del terremoto. Tuttavia, ciò che rimane delle emergenze
architettoniche della città è sufficiente a dare una idea del suo
antico splendore... Un periodo di centrale importanza nella
costruzione dell'immagine architettonica della città fu il 1500. Nel
corso del Cinquecento la città infatti si rinnova con l'apporto di
architetti lombardi e toscani: Antonio Ferramolino da Bergamo
ricostruisce le fortificazioni urbane, il Castellaccio, forte
S.Salvatore e forte Gonzaga; Giovanni Angelo Montorsoli realizza le
fontane di Orione e Nettuno e il faro del porto; Jacopo del Duca,
allievo di Michelangelo, edifica la tribuna di S. Giovanni di Malta.
Importanti realizzazioni, perlopiù perdute come la chiesa
dell'Annunziata dei Teatini del Guarini. Nel corso del Seicento,
spiccano invece il Monte di Pietà di Natale Masuccio e le Quattro
Fontane disegnate da Giacomo Calcagni.
Testimonianze dell'architettura barocca, sono le chiese di S. Maria
di Montevergine di Nicola Francesco Maffei, di S. Paolino degli
Ortolani, dello Spirito Santo e di S. Elia, dalla statua
dell'Immacolata di Giuseppe Buceti e dal palazzetto Calapaj D'Alcontres.
Tra Seicento e Settecento si colloca la figura del noto architetto
Filippo Juvarra, figlio dell'orafo Pietro Juvarra, già operoso a
Messina con apparati festivi e interventi sulla monumentale chiesa,
ormai distrutta, di S. Gregorio del Calamech.
L'ottocento ha lasciato testimonianze nel grandioso primo grande
teatro lirico di Sicilia, il teatro neoclassico S. Elisabetta
Vittorio Emanuele di Pietro Valente, nella chiesa di S. Maria del
Buonviaggio, dalle raffinate forme neorinascimentali, nella
accademica Fontana Nuova di Carlo Falconieri a piazza Basicò, nella
neogotica villa Landi del Falconieri a Boccetta.
Tra le maggiori emergenze architettoniche della città spiccano
inoltre: la Chiesa della Madonna della Grotta (seicentesca in
scenografica posizione sullo Stretto, riedificata dopo il terremoto
del 1908 secondo il disegno originale), il monastero benedettino di
San Placido Clonerò, il monastero basiliano di Mili S.Pietro fatto
costruire nel 1090 da Ruggero d'Altavilla e la Chiesa
dell'Annunziata dei Catalani (di probabile origine araba-normanna,
sorta sulle rovine di un tempio pagano dedicato a Nettuno) con
pianta basilicale a tre navate con grande santuario sopraelevato, a
tre absidi sormontate da cupola emisferica, innalzata su disegno di
Guarino Guarini. Le fortezze costruite nel 1500 quando Messina aveva
assunto una grande importanza strategica per la difesa dall'Europa
dall'Impero Ottomano; una delle quali è il "Castel Gonzaga" posto in
cima alla collina di Montepiselli dalla quale domina il centro della
città con il porto e lo stretto. Alla progettazione della fortezza
partecipò anche lo scienziato messinese Francesco Maurolico,
matematico, naturalista, geografo e cartografo che si segnala come
precursore di Copernico. Il Duomo come oggi si presenta, ha subito
rifacimenti operati in seguito alla distruzione per il terremoto del
1908 che distrusse quasi totalmente la struttura; la ricostruzione
avvenne solo nel 1923, per volere di Mons. Paino.
Il nuovo Duomo poté essere inaugurato nel 1929 con pianta basilicale
a tre navate e con transetti a tre absidi. Durante la seconda guerra
mondiale subì ancora danni per un bombardamento aereo e venne
riaperto al culto nel 1947. Malgrado tutte le distruzioni la
cattedrale di Messina, rappresenta una delle più belle testimonianze
dell'arte normanna in Sicilia. Presenta ancora le linee della
originaria struttura medioevale: la facciata conserva la zona
inferiore, a fasce di mosaici e rilievi, e tre portali sono gotici.
A sinistra della facciata si eleva il moderno Campanile a cuspide,
dotato del famoso orologio. Originariamente alto 42 mt la sua
costruzione risale all'epoca normanna ma dopo il terremoto del 1908
fu totalmente distrutto. Fu ricostruito dall'arch. Valenti con una
base di mt. 9,60 e una altezza di 60 mt. Nel 1933 per volere di
Mons. Paino arcivescovo di Messina, i fratelli Ungerer di Strasburgo
vi inserirono un complicato orologio figurativo
meccanico-astronomico considerato il più grande e il più bello del
mondo, tanto da essere riprodotto in miniatura nel museo della
tecnica di Berlino. I congegni che lo compongono danno vita a
figurazioni scultoree in movimento simboleggianti eventi religiosi e
storici di Messina. L'interno del Duomo è quasi completamente
rifatto; è a tre navate su colonne monolitiche, che reggono archi
ogivali, e con soffitto in legno dipinto su modelli medioevali.
Davanti al Duomo si trova la già citata Fontana di Orione, geniale
opera del fiorentino G. A. Montorsoli realizzata tra il 1547 e il
1551 è considerata una tra le più belle fontane del ‘500 europeo;
rappresenta Orione, mitico fondatore della città di Messina con il
suo cane Sirio e i fiumi Nilo, Tevere, Ebro e il Camaro. Presso il
Museo regionale di Messina si possono ammirare interessantissime
opere fra le quali, quelle di Antonello da Messina, del Caravaggio,
del Gagini e del Montorsoli. La fontana del Nettuno costruita nel
1557 dal Montorsoli, si trova infatti nel museo anche se una copia
realizzata dal Zappalà e dal Subba si può ammirare nella via
Garibaldi di fronte al palazzo del governo. Le raccolte del museo
sono costituite da opere provenienti sia dalle collezioni del
distrutto Museo Civico Peloritano, sia dagli edifici religiosi e
civili cancellati dal catastrofico sisma del 1908. I materiali,
ordinati secondo un criterio cronologico che va dal XII al XVIII
secolo, in un percorso di 12 sale più 3 ambienti al piano superiore,
comprendono significativi frammenti architettonici, mosaici,
pitture, sculture e arti decorative. Al piano superiore si trovano
altri numerosi manufatti in oro e argento, in tessuto, in avorio, in
maiolica, che documentano la vivace vena creativa degli orafi, degli
argentieri e dell'artigianato locale del sei e settecento.
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